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Chi
volesse acquistare il libro su Santa Margherita, edito a cura
della Pro Loco Casargo nel luglio 2009, può contattare
direttamente l'associazione al numero
3489667790.
Per
la visita si deve contattare la custode, la signora Margherita
Pensotti, al numero 0341.840737.
Per
una visita guidata su appuntamento contattare direttamente
l'associazione al numero 3489667790.

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| Via
Italia 8- 23831 Casargo- Lecco - cell: 3489667790 - e-mail:
info@proloco-casargo.org |
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LA CHIESETTA DI SANTA MARGHERITA
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La
chiesetta dedicata a Santa Margherita
è collocata su uno sperone roccioso nelle vicinanze
del valico di Piazzo, poco fuori dall'abitato di Somadino
a 865 m. s.l.m. Sul luogo di fortificazioni altomedioevali,
in una posizione di particolare valenza strategica, l'edificio
sacro si trova sul percorso che collegava la val Casargo alla
Valtellina. Anzi l'antica strada passava proprio sotto lo
stesso portico antistante fino alla costruzione delll'attuale
carrozzabile nel 1880. Santa Margherita a differenza di tutte
le altre chiese del territorio, che hanno subito molteplici
trasformazioni nel corso dei secoli, conserva tutt'ora gran
parte delle antiche formule romaniche, soprattutto nella parte
absidale, dove è costudito il ciclo di affreschi più
antichi della Valsassina. La sua costruzione, secondo gli
studiosi, è da collocarsi tra la fine dell' XII e i
primi del XIII secolo. Il piccolo oratorio è comunque
citato nel "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani"
del 1266 di Goffredo da Bussero, in cui viene riportato l'elenco
delle chiese presenti all'epoca nella diocesi di Milano ("In
vasaxina, loco somadino,ecclesia sancte margherite").
Ancora oggi l'edificio si presenta con forme omogenee se si
esclude il portichetto aggiunto in epoca più tarda
ed è composta da una piccola navata suddivisa in due
campate con volte a vela rivolta ad oriente e da un abside
semicircolare sovrastata dal catino. La facciata, stando sotto
il portico, ha un portale di accesso e due finestre munite
di grata. Sul lato meridionale c'è una apertura di
dimensioni maggiori che illumina l'interno. Intorno all'abside
sono visibili gli archetti sotto gronda e le tre monofore.
Il tetto a due falde e la conica copertura dell'abside sono
rivestite da spesse piode locali. In corrispondenza della
facciata svetta un campaniletto a vela senza campana. I muri
esterni, per la caduta degli intonaci, mettono in luce, nella
zona absidale e nella parete meridionale, una tessitura muraria
di pietre a vista.
La costruzione originaria, senza portico e con una piccola
porta sul lato nord, ha comunque subito nei tempi rimaneggiamenti
e aggiunte. Infatti è solo tra la metà del XIII
e il XV che viene aggiunto il portico in dimensioni più
piccole dell'attuale e sostitute le primitive capriate interne
del tetto con una duplice volta sorretta da pilastri sporgenti
dal muro (lesene). Nel XVII secolo vengono chiuse le monofore
e la porticina laterale, su ordine di San Carlo e ricavata
una finestra sul lato meridionale e due gradini nel presbiterio
all'epoca di Federico Borromeo. Nel settecento viene ampliato
il portico con l'aggiunta di sedili in pietra e aperta una
finestra di sinistra nella facciata. L'altra finestra della
facciata, la riapertura delle monofore e di una nicchia interna
per gli olii santi risalgono all'epoca contemporanea (fine
XX secolo).
All'interno, a sinistra per chi entra, nella prima campatella
della navata è presente un affresco che rappresenta
la Vergine con Bambino, santa Margherita alla sua sinistra
e un santo martire alla sua destra che il Borghi ("Il
lago di Lecco e le valli, Lecco 1999) identifica
cone San Giorgio. I sacerdoti Pasetti e Uberti nel 1911 (in
"Una gloria dell'Alta Valsassina", Lecco ), denunciando
lo stato di precarietà del dipinto, cosi lo descrivono:
"Le figure sono a circa due terzi della grandezza naturale.
A sinistra (per chi osserva n.d.r) è ritto un giovane
soldato, in clamide verdognola, e gambe rosse. Colla destra
regge l'asta di un gonfalone spiegato, recante la croce; la
manca è poggiato sull'elsa di un enorme spadone con
la punta verso terra, Guarda verso la Madonna, che campeggia
un po' più in alto, nel mezzo della scena. La Vergine
è molto bella, sebbene volgaruccia; ha tinta rossigna,
veste rossa, manto azzurro. Colla destra si tien sul petto
un libro legato in verde, colla sinistra tien saldo il Bambinello,
in vestina color carne, meno leggiadro della divina sua Madre.
Egli è in atto di benedire, e nella sinistra regge
la palla che rappresenta il mondo. A destra vi è santa
Margherita, ritta in piedi, con lungo abito tutto di un pezzo;
presso al collo spunta una camicia a ricami. Qui il colore
è più morbido che nelle altre figure, ricciuti
i capelli, gentile l'aspetto e il portamento. Nella destra
la Santa stringe una crocetta semplicissima di legno lunga
quasi mezza la persona. Vicino ai piedi della Santa c'è
una specie di vilucchio o roveto, ma coperto in parte da una
grossa macchia rossa, sovrapposta. Può darsi che vi
fosse dipinto un diavolo. Qua e là, mani irriverenti
e rozzissime hanno da secoli segnato date: 1519; 1548, colla
parola Hispania 1570;1604; 1654". I sacerdoti richiamano
l'attenzione su un cartiglio a fianco del dipinto che indica
la data di esecuzione e che interpretano come "1470,
die 7 augusti" ma con dubbi nella interpretazione delle
cifre perchè propongono anche 1420 o 1429. Dubbi giustificati
secondo Zastrow ("Repertorio di arte medioevale in Alta
Valsassina", Noseda Editrice, Como, 1976) perchè
la seconda cifra deve essere letta come "5" e non
come "4" (le ultime due cifre sono illeggibili).
Considerando lo stile compositivo, il dipinto è concordemente
collocato nell'ambito della produzione rinascimentale (XVI
secolo), cioè successivamente all' epoca dei lavori
di voltatura della navata. C'è chi (Arch. Suor Paola
Dell'Oro,"Relazione storica", 2004) sulla scorta
dei collegamenti tra la Valvarrone e Venezia, ipotizza possibili
influenze della pittura veneta.
Nei
primi anni settanta, è stato portato alla luce, sotto
lo spesso strato di imbiancature e ridipinture, un ciclo di
affreschi nell'abside scandito dalle tre monofore riccamente
decorate da motivi fitomorfi. Nel catino absidale, separata
da una marcata fascia rossa dal ciclo sottostante, si intravede
all'altezza della monofora centrale un piede poggiato su una
bassa pedana. Questo dettaglio presumibilmente è da
identificare con un Cristo Pantocratore, anche se alcuni documenti
delle visite pastorali parlano di un Cristo crocefisso. Solo
i futuri restauri potranno sciogliere il dubbio e mostrare
se ai lati di questa figura siano rappresentati, come è
stato ipotizzato da Zastrow, i simboli apocalittici degli
Evangelisti.
Sul semicilindro absidale, partendo dalla parte sinistra,
è possibile osservare la rappresentazione di un santo
identificato come San Quirico, come si può evincere
dalla scritta a fianco dell'immagine. Questa rappresenta un
adulto ed è quindi da escludere che si tratti del martire
bambino rappresentato sempre con la madre Giulitta. È
probabile che tratti invece del santo soldato, appartenente
alla Legione tebea di San Maurizio, venerato in alcune località
del Piemonte dove era stato martirizzato nel III sec. Se è
ancora da chiarire la presenza di questo santo in questa chiesa,
l'immagine di un martire soldato, in un luogo di culto di
un insediamento militare, avrebbe una sua coerenza.Tra questa
e la prima monofora si vedono semplici ornamentazioni vegetali,
mentre di seguito trovano posto la raffigurazione della Madonna
con Bambino. La postura dei personaggi sacri (il Bambino appoggia
dolcemente la tempia sulla guancia della Madre che abbraccia
con affetto), avvicina questa rappresentazione al tipo iconografico
della "Madonna della Tenerezza", che si caratterizza
per una maggiore intensità espressiva e profonda umanità.
Nell'intervallo
tra la seconda e la terza finestrella sono rappresentate due
sante: sono Santa Margherita, e S. Brigida. Infatti due chiare
iscrizioni hanno permesso di identificarle con certezza. Nell'ultimo
spazio sono affiorate le figure aureolate di due santi: le
scritte "Holomeus" e "As", sotto i volti
delle figure maschili hanno fatto supporre che riguardino
San Bartolomeo e Sant'Andrea.
L'arch. Suor Paola Dell'Oro, che ha curato il recente restauro
conservativo della chiesa, nella sua relazione storica così
descrive l'affresco:"I personaggi realizzati con tinte
di terra a tonalità calde comprese tra il rosso e l'ocra,
con sottolineature bianche e verdi, emergono sopra uno sfondo
blu che comincia all'altezza dei fianchi delle figure. Nella
parte inferiore non è possibile vedere cosa è
rappresentato, se non nel caso della Madonna che è
posta su un trono bianco con inserti rossi...Partendo dal
lato nord incontriamo la figura anonima (della santa, n.d.r)
; non è visibile nella sua interezza per la mancanza
della pellicola pittorica sia per la presenza nella parte
inferiore di un grossolano arriccio. E' visibile essenzialmente
il volto, di sembianze femminili aureolato. In posizione quasi
centrale, ma non in asse con la chiesa, incontriamo la Madonna
con il Bambino che è il frammento più completo
e più raffinatamente realizzato. Sono infatti accuratamente
sottolineati i profili delle sopracciglia, curvilinee e continue,
del naso stretto e affilato e delle palpebre che definiscono
nettamente l'arcata sopraccigliare. Il carattere più
interessante è appunto l'uso della terra verde per
gli incarnati, ben visibile sulla fronte, riscontrabile anche
a Civate, dove però differisce per tratti meno sicuri
e più chiaroscurati. Ancora, il viso è sottolineato
da un ombra di colore verdegrigio, la stessa che segna le
occhiaie e le guance. Da notare anche gli zigomi definiti
inferiormente da una linea che, partendo dall'angolo interno
dell'orbita oculare giunge sotto la base dell'orecchio. I
due personaggi hanno forme piuttosto affusolate sia nella
foggia delle vesti, che del corpo, ma soprattutto per quanto
riguarda il volto. I personaggi ritratti alla destra, S.Margherita
e S. Brigida, come S. Bartolomeo e S. Andrea ripetono le caratteristiche
stilistiche appena denunciate. S. Margherita rivolta leggermente
di tre quarti verso S. Brigida regge nelle mani degli oggetti
non identificabili; S. Brigida è posta simmetricamente,
con un braccio piegato...Il campo che contiene S. Bartolomeo
e S. Andrea è nella parte inferiore, in parte scialbato
e in parte lacunoso anche dell'intonaco; solo ilvolto di S.
Andrea è chiaramente percepibile: secondo la diffusa
iconografia presenta una folta barba e porge il libro in una
mano".
L'identificazione
dei personaggi permette di capire la ragione per cui è
stato scelto di raffigurare assieme dei santi generalmente
non in relazione tra loro: infatti nell'affresco essi rappresentano
i santi ptroni delle chiese del territorio limitrofo: Santa
Brigida identifica Narro, San Bartolomeo Margno, Sant'Andrea
Pagnona e naturalmente Santa Margherita Somadino . Del resto
tutte queste chiese sono molto antiche e tutte sono citate
dal "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" del 1266
di Goffredo da Bussero.
Questo ciclo pittorico, che risente ancora dei rigidi schematismi
della pittura bizantina, è datato tra il XII e i primi
del XIII secolo e costituisce l'unico affresco romanico conservatosi
in Valsassina. Certamente opera di un unico pittore, esso
presenta, secondo Zastrow ("Repertorio di arte medioevale
in Alta Valsassina", Noseda Editrice, Como, 1976) delle
particolarità significative rispetto ai diffusi canoni
della pittura medioevale coeva. Infatti, sotto l'immagine
del Cristo, è rara la presenza di un numero così
ristretto di santi e ancor più quella della Vergine
con il Bambino. Normalmente, secondo lo studioso, alla base
dell'abside "era più comune incontrare le figure
dei dodici apostoli, eventualmente anche in compagnia della
Vergine e di altri Santi", magari ridotti in dimensioni,
come nel non lontano tempietto di San Fedelino sul lago di
Mezzola.
Un'altra anomalia è la rappresentazione della Vergine
proprio nell'abside, "quando principalmente la si nota
lungo le pareti della navata e per lo più come affresco
votivo". Del resto è inconsueta per l'epoca anche
la "duplicazione della figura di Gesù" che
torreggia nelle vesti del Pantocratore nel catino dell'abside
e nel contempo più sotto è rappresentato nella
braccia della Vergine.
Anche la stessa struttura della chiesetta presenta aspetti
singolari. Per esempio il diametro dell'abside non è
perpendicolare con l'asse della navata. Le stesse monofore
inoltre non si trovano in posizione simmetrica e questo comporta
che la figura della Madonna col Bambino, tra la prima e la
seconda apertura, non sia al centro del semicilindro dell'abside
come ci si aspetterebbe. Questa "apparente disarmonia",
rilevata anche per la chiesetta di Sant'Ulderico, è
stata spesso imputata alla "rozzezza" degli artefici
medioevali che operavano in un'area marginale come quella
dell'alta Valsassina. Zastrow invece, considerando i manufatti
romanici di questa zona, tra cui anche San Rocco a Narro,
e giudicandoli di livello qualitativo considerevole, propende
per "una filtrazione personalizzata dei generali canoni
creativi medioevali".
Un altra particolarità di S. Margherita, messa il luce
di recente sempre dallo Zastrow ("La chiesa matrice di
S. Bartolomeo a Margno, Lecco, 2001) solleva invece interrogativi
sulle originarie funzioni sacre di questo oratorio. Già
in una relazione di una visita fatta nel 1579 da Mons. Luigi
Sanpietro, delegato dell'arcivescovo, si suppone che la chiesetta
fosse in antico l'unica chiesa parrocchiale di tutta l'Alta
Valsassina. Nello studio del Mastalli (A.Mastalli, Parrocchie
e chiese della Valsassina nel 16° secolo, in Memorie storiche
della Diocesi di Milano, 1957) viene riportato quanto si afferma
nella relazione e cioè: " In essa si vede una
buca o lavello de pietra rusticho... che si dice fusse l'anticho
fonte battesimal". Negli atti della seconda visita pastorale
di San Carlo Borromeo, nel 1582, descrivendo lo stato di abbandono
della chiesetta, si prescrive di togliere il contenitore litico
collocato in un angolo dell'edificio.Si tratta dello stesso
contenitore di cui si era già fatto cenno negli atti
della visita, nel 1579, dal delegato dell'arcivescovo che
aveva indicato il suo utilizzo "pro baptisterio".
Questa laconica notazione indicherebbe che S. Margherita,
fin dall'epoca medioevale, avrebbe avuto la prerogativa di
chiesa battesimale, di norma riservato alla chiesa principale
della pieve, nel caso della Valsassina a San Pietro a Primaluna.
Secondo lo storico, per spiegare questa anomalia, rara nella
diocesi ambrosiana, occorre prendere in considerazione "la
particolare configurazione "di frontiera" e di luogo
fortificato che ebbe a caratterizzare anticamente l'estremità
settentrionale della pieve Valsassina: in particolare la valle
di Casargo e l'alta testata della Val Varrone". Quindi,
proprio per le caratteristiche di chiusura di questo territorio
e il relativo isolamento rispetto alla sede prepositurale,
nell' area "periferica" della val Casargo, si sarebbe
realizzata una forma di autonomia ecclesiastica già
dall'epoca feudale; l'orotorio di S. Margherita ne sarebbe
stato il principale tempio sacro e proprio per questo dotato
di una prerogativa tanto importante. Tutto questo sembrerebbe
essere avvenuto prima che si affermasse l'effettiva indipendenza
(rispetto a San Pietro di Primaluna) della parrocchia di Margno
(prima metà del XIV secolo) , sotto il cui controllo
passeranno in seguito tutte chiese della val Casargo e Sant'Andrea
a Pagnona. Alla luce di queste considerazioni, il ciclo di
affreschi con i santi delle varie chiese della val Casargo
e di Pagnona acquisterebbe un significato coerente: i santi
chiamati a raccolta, sotto l'immagine del Cristo, intorno
alla fonte battesimale rappresenterebbero le comunità
religiose di questa area che riconoscevano in Santa Margherita,
forse il più antico edificio sacro del luogo, il loro
centro spirituale e religioso.
Una ulteriore conferma della presenza nella chiesetta di un
battistero è la scoperta, nel corso dei recenti restauri,
di una fonte sotto il pavimento del presbiterio nella parte
sinistra dell'abside, vicino alla piccola porta fatta chiudere
da San Carlo. L'acqua sgorga ancora oggi direttamente da una
frattura della roccia, su cui peraltro poggia l'intero edificio.
Per il suo deflusso è stato necessario approntare una
canaletta di scolo per portare all'esterno l'acqua e costruire
un piccolo vespaio sotto il pavimento per consentire una maggiore
aerazione e diminuire l'umidità sottostante.
Forse la presenza di questa fonte che sgorga dallo sperone
roccioso non è del tutto estranea alla fondazione,
proprio in questo particolare luogo, dell'edificio religioso.
E forse era proprio questa l'acqua che serviva per il battesimo
dei primi fedeli nell'antica comunità cristiana dell'alta
Valsassina.
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